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Mcity, una città fantasma in cui viaggiano le auto di domani

ANN ARBOR-AFP
 - 09/03/2016

Rannicchiata al riparo dagli sguardi, nascosta dietro i palazzi dell'Università del Michigan ad Ann Arbor, nel nord degli Stati Uniti, Mcity è una città fantasma creata di sana pianta per testare le auto del futuro.

Connesse, autonome: qui le nuove tecnologie, all'origine del "big bang" automobilistico da una decina di anni, devono ora dimostrare la loro validità prima di sperare di ritrovarsi un giorno su strada.

Su circa 13 ettari, la città nata dal nulla un anno fa si estende in uno scenario hollywoodiano.

Gli arredi urbani devono permettere di riprodurre situazioni reali che un'auto può incontrare nel quotidiano, come un bambino che, correndo dietro la palla, spunta all'improvviso sulla carreggiata.

Illuminazione pubblica, passaggi protetti per pedoni, separatori di carreggiata, rotonde, marciapiedi, piste ciclabili, alberi, pannelli di segnalazione, barriere di cantiere: non manca nulla.

Le fermate degli autobus, le panchine pubbliche, le cassette delle lettere, i bidoni dell'immondizia, gli idranti e i nomi delle vie (Liberty Street, State Street, Main Street) la fanno sembrare una città viva. Ma i caffè e i ristoranti sono di cartapesta e gli abitanti un ammasso di ferraglia rivestita da rilevatori digitali - telecamere, radar, sonar, lidar (guida via laser) - gestiti da software.

"Qui testiamo le auto connesse e autonome da un po' più di un anno", spiega ad AFP Jim Sayer, direttore di Mcity. "Il 2015 è stato un anno particolarmente carico" vista la concorrenza fra attori per arrivare primi sul mercato.

Quattro giorni per alcuni, un giorno per altri: i costruttori, una decina, si susseguono.


Algoritmi e rilevatori

"Spesso ci capita di ripetere la stessa manovra molte volte per capire e fare gli aggiustamenti necessari per migliorare la performance", racconta Sayer.

Mcity offre l'opportunità ai costruttori automobilistici di testare le loro auto giorno e notte su vari scenari (traffico in centro, traffico su strada di campagna, entrata e uscita di autostrada, attraversamento tunnel) e su vari tipi di superfici (cemento, asfalto o pavé).

Le velocità massime consentite sono un po' più di 100 km/h.

Ford fa parte dei gruppi automobilistici che rodano i loro veicoli a Mcity, che si trova a una sessantina di chilometri dalla sua sede di Dearborn.

Una parte della sua flotta Fusion Hybrid sarà addirittura testata in condizioni climatiche estreme (neve, tempesta) che possono alterare la percezione dei rilevatori e accecare il GPS.

"Questo ci permetterà di affinare i nostri algoritmi e di calibrare meglio i rilevatori", sottolinea Jim McBride, responsabile del progetto veicoli autonomi.

Per Sayer, l'interesse principale di MCity sta nella varietà di test che questa struttura permette: ogni chilometro percorso può rappresentare 10, 100 o 1.000 km di guida su strada. Inoltre, ogni evento è riproducibile all'infinito.

Mcity è il frutto di un partenariato fra l'Università e il Ministero dei Trasporti del Michigan. Gli sponsor sono le imprese che contribuiscono con una partecipazione di un milione di dollari in tre anni. Ha ufficialmente aperto le porte nel luglio scorso.

Il gigante informatico Apple, che si dice abbia intenzione di lanciarsi nel settore automobilistico, avrebbe avuto contatti con la città, che non è l'unica sorta dal nulla per aiutare lo sviluppo delle auto del futuro. GoMentum (Concord, California, ovest) accoglie già i veicoli del gruppo nipponico Honda.

Mentre l'auto autonoma sulla quale lavorano una decina di costruttori e di "disruptors" - Tesla, Mercedes-Benz, Audi, Uber, GM-Lyft, Toyota - è annunciata entro il 2020, Jim Sayer stima che sarà necessaria ancora una ventina di anni affinché il grande pubblico possa usufruirne.

 

Foto : ©AFP PHOTO/JEWEL SAMAD