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Riciclati e rinnovabili, nuovi e insoliti materiali si fanno strada nel settore automobilistico

Détroit-AFP
 - 25/01/2016

Dal tessuto per sedili fatto a partire da bottiglie d'acqua, passando per la canapa nei cruscotti, fino alla scorza di arancia nel cuore degli pneumatici: a poco a poco, materiali rinnovabili, spesso insoliti, si fanno strada nelle automobili.

Nell'ottica delle crescenti esigenze di leggerezza e riciclaggio, i prodotti nati da idrocarburi sono destinati a perdere terreno, sottolineano gli industriali interpellati a margine del salone dell'automobile di Detroit (Stati Uniti).

Questo fenomeno non dovrebbe essere contrastato dalla diminuzione del prezzo del petrolio a un livello mai più visto dal 2004, assicura Barb Whalen, responsabile dei materiali di Ford: "è la cosa giusta da fare per l'ambiente, per i nostri clienti e per noi, anche se il petrolio è meno caro" indica ad AFP.

Il costruttore americano va fiero di utilizzare materiali riciclati, nella fattispecie bottiglie di plastica, per i coprisedili nel 30% dei modelli venduti in America del Nord. Su alcune Ford, come le elettriche ricaricabili, la percentuale sale al 100%, confida la signora Whalen.

Al di là del riciclaggio, che riguarda anche l'acciaio e l'alluminio delle carrozzerie, nei veicoli ritroviamo sempre più prodotti provenienti dall'agricoltura. Nella sua auto elettrica i3 ad esempio BMW vanta una plancia in "fibre naturali" rivestita in eucalipto.

Faurecia, produttore francese di componentistica, si distingue per i pezzi interni "bio". Anche se sono ancora marginali nella produzione totale, "si intuisce che le fibre naturali sostituiranno quelle sintetiche perché sono più leggere, rinnovabili e allo stesso costo, assicura Pierre Demortain, responsabile delle vendite della joint venture di Faurecia APM, specializzata in questi materiali.

Per esempio, "la canapa è una pianta che non richiede irrigazione, né fitosanitari, ha eccellenti proprietà e permette su un pannello di porta di realizzare il 25% di risparmio di massa". Queste plastiche "bio" sono riciclabili ma non biodegradabili, una garanzia di resistenza sulla durata di vita dell'auto.
 

Sostituire il lattice naturale

Faurecia, che ha anche sviluppato cappelliere di portellone a partire da fibra di lino, lavora attualmente a migliorare una delle sue plastiche a base di canapa. "Entro tre anni, sarà 100%" vegetale, promette M. Demortain. Sarebbe, sottolinea, "la realizzazione del sogno di avere delle plastiche nell'automobile che fanno completamente a meno del petrolio".

Anche se questo obiettivo rischia di essere più difficile da raggiungere nel settore degli pneumatici, molte manifatture lavorano anch'esse su materiali naturali. Si tratta di un'esigenza ecologica ed economica, spiega ad AFP Thierry Willer, responsabile della comunicazione tecnica e scientifica di Michelin.

Oggi uno pneumatico è composto per il 75% da prodotti petroliferi e per il 25% da caucciù naturale dell'albero della gomma. Ora, da qui al 2050 Michelin conta su un raddoppio dei bisogni mondiali di pneumatici e "non è pensabile raddoppiare la superficie delle piantagioni", secondo M. Willer.

È la ragione per la quale l'azienda dell'omino lavora su una "nuova materia prima": lo zucchero proveniente dalla biomassa, poi trasformato in caucciù sintetico.

Gli pneumatici Michelin contengono già altri materiali rinnovabili e insoliti, rivela M. Willer, in particolare olio di girasole e una resina estratta da scorze di agrumi. L'olio permette allo pneumatico "di essere più flessibile a bassa temperatura", mentre la resina, "nel cuore del caucciù, gli conferisce rigidità".

È necessario che i materiali rinnovabili permettano di conservare la stessa qualità del prodotto finale, sottolinea. Ma se "si può ottenere la stessa performance a partire da materiali di origine rinnovabile, ovviamente opteremo per questi ultimi".

 

Foto : ©scyther5/Shutterstock.com