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Auto a guida autonoma: dall’entusiasmo alla cautela

 - 27/03/2019

Gli annunci dei costruttori sui progetti di auto a guida autonoma sono diventati più cauti: di fronte alla complessità e al costo delle tecnologie necessarie, i modelli spettacolari inizialmente annunciati per il 2020 sono stati rinviati a più tardi. Dopo gli incidenti in cui sono stati coinvolti i veicoli prodotti da Tesla e Uber, verificatisi l’anno scorso negli Stati Uniti, l’entusiasmo sembra essersi affievolito, anche se le aziende continuano a investire somme colossali nella ricerca.
 
La settimana scorsa, i due giganti tedeschi del mercato di fascia alta, BMW e Daimler (Mercedes-Benz), hanno annunciato che avrebbero unito le forze in questo settore. Le due marche parlano ormai di “sistemi di assistenza al conducente e di guida altamente automatizzata su autostrada” pronti ad essere commercializzati “a metà del decennio 2020/2030”...
 
“La filiera automobilistica è cosciente della scarsa tolleranza all’errore che sarà concessa alla guida autonoma. Prima della messa su strada sarà adottata ogni cautela. I progetti si concretizzeranno, ma non subito; stiamo entrando in una fase di maggiore maturità”, secondo Guillaume Crunelle, responsabile auto di Deloitte.
 
Secondo l’esperto francese, è chiaro che gli incidenti mortali verificatisi negli USA, subito amplificati dai media hanno “ridotto l’appetito per le auto a guida autonoma, suscitando dei dubbi” fra il pubblico.
 
Il costruttore californiano Tesla ha affermato che sarà pronto “verso la fine dell’anno, con una tecnologia in grado di far circolare un’auto a guida autonoma in autostrada, ma sarà necessario adeguare l’attuale legislazione”...
 
Ci sono “vari ostacoli da sormontare”, spiega Thomas Morel, incaricato del settore auto in McKinsey. Oltre alla “maturità della tecnologia e alla sua capacità di essere prodotta in serie, o all’adeguamento della legislazione”, vanno sottolineati in particolare “l’accettazione della novità da parte dei consumatori e soprattutto il prezzo”. Sono infatti necessari “oltre 50.000 euro di tecnologie, solo per rendere il veicolo autonomo” spiega.
 
- “Fantascienza” -
“Non siamo tecnicamente lontani da poter abbandonare il volante in autostrada” garantisce Morel. Ma il suo scenario più ottimistico, ad orizzonte 2030, non va oltre il 15% di auto a guida autonoma (ossia che permette di abbandonare completamente la guida in determinate circostanze) e resta al di sotto del 3% nell’ipotesi più pessimista.
 
La società statunitense Waymo, filiale di Alphabet, casa madre di Google, “è il leader delle auto a guida autonoma e i suoi prototipi percorrono ogni mese più di un milione di chilometri”, ricorda Morel. Secondo l’esperto, gli Americani hanno investito di più in queste tecnologie, seguiti dai Cinesi, ma il futuro sarà caratterizzato da un gran numero di alleanze, visto “il livello di investimenti necessario”.
 
Alla fine di febbraio, il CEO di PSA, Carlos Tavares, ha riconosciuto che il costo di un’auto privata a guida autonoma era troppo elevato rispetto al suo valore per il cliente. “Non ha senso sviluppare auto così costose per l’utenza retail”, ha sottolineato.
 
Ma ha subito precisato che esisteva un mercato per le navette autonome e i robo-taxi, “i cui costi in tecnologie saranno condivisi” e in cui PSA è decisa a investire.
Per le auto ad uso privato, i costruttori rischiano di circoscrivere a lungo la loro offerta a una serie di strumenti di assistenza alla guida sempre più sofisticati, con un mercato della guida autonoma riservato ai veicoli utilizzati dalle aziende di trasporto.
 
Jacques Aschenbroich, CEO del componentista Valeo, pensa che “nei prossimi anni ci saranno sempre più robo-taxi, concentrati in aree urbane specificamente individuate, in mezzo al traffico”. Si tratterà di “un numero relativamente limitato di veicoli”, precisa, indicando per il suo gruppo “degli ordini di qualche centinaio di migliaia di veicoli, nei prossimi cinque-sette anni”.
 
“A questo stadio, il risultato è ancora limitato” riconosce, “ma i progressi compiuti sono assolutamente giganteschi”. Tommaso Pardi, direttore del centro ricerche Gerpisa, è molto più scettico. “I robo-taxi esisteranno forse in contesti specifici, limitandosi a circolare in alcuni quartieri cittadini, ad una velocità ragionevole... Ma l’idea di sostituire i sistemi esistenti con flotte di robo-taxi appartiene per ora alla fantascienza”.


 

(Credit foto: metamorworks / IStock.com )