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Dopo la Cina, il coronavirus comincia a colpire il comparto auto in Europa

AFP
 - 18/03/2020

Anche se è ancora impossibile valutarne l’impatto, la crisi legata al nuovo coronavirus comincia ad estendersi, dopo la Cina, al settore dell’auto in Europa, lasciando presagire uno shock di grandi dimensioni per l’industria.

In febbraio, le immatricolazioni e gli ordini di auto nuove sono scesi rispettivamente dell’11% e del 19% in Germania, secondo i dati diffusi dai costruttori mercoledì scorso. Il primo mercato europeo subisce il primo impatto dell’epidemia di Covid-19 ed “assisteremo con grande probabilità ad un ulteriore calo a due cifre (...) nel corso dei prossimi mesi”, ha commentato Peter Fuss, analista della società di revisione e di consulenza EY.

L’industria automobilistica tedesca si prepara a “tempi difficili”, aveva già avvertito domenica l’istituto tedesco Ifo, dopo la pubblicazione di indicatori negativi nella sua inchiesta di febbraio.

Tendenza identica in Italia, dove la Lombardia e il Veneto, i due focolai principali della malattia, hanno registrato un crollo di circa il 20% degli ordini di auto nuove. “Le difficoltà di spostamento e le restrizioni imposte all’attività delle aziende (...) hanno provocato una drastica riduzione delle vendite ai privati”, ha commentato con preoccupazione la Federazione italiana dei concessionari auto (Federauto).

In Francia, l’impatto sui dati nazionali non era ancora visibile il mese scorso. Il calo delle immatricolazioni si è limitato al 2,7%, anche se i nuovi ordini si sono contratti del 7%.

Ma nella regione dell’Oise, principale focolaio dell’epidemia in Francia, un professionista del settore che ha voluto restare anonimo ha rivelato all’agenzia AFP che le vendite hanno registrato un “crollo” compreso “fra -20% e -30% in febbraio”.

Impossibile per ora prevedere la durata e quindi l’impatto dell’epidemia di Covid-19. Il Comitato dei costruttori francesi di automobili (CCFA), che doveva presentare martedì le sue previsioni per il 2020, ha rinunciato ad esprimersi. “Aspetteremo di vedere come evolverà la malattia”, ha spiegato il direttore della comunicazione François Roudier.

Il quadro congiunturale era negativo già prima dell’avvento del coronavirus. I costruttori puntavano in gennaio su un calo del 2% del mercato UE nel 2020, il primo in sette anni. Ma ora dovrebbe essere peggio.

- “Attendismo” -

È “certo” che l’epidemia “avrà un impatto, perché genera attendismo”, avverte Flavien Neuvy, direttore dell’osservatorio Cetelem dell’automobile.

I consumatori che si riversano sui pacchi di pasta o di farina per costituire riserve in caso di penuria, non pensano certo ad investire in un veicolo nuovo. È quello che è successo in Cina, punto di partenza della crisi sanitaria, dove le immatricolazioni sono crollate in febbraio.

“Gli acquisti di auto, che non sono considerati vitali e richiedono un forte investimento, sono spesso i primi ad essere abbandonati dal consumatore nei periodi di incertezza”, spiega Flavien Neuvy.

Ferdinand Dudenhöffer, esperto dell’Università di San Gallo (Svizzera), prevede per quest’anno una contrazione di almeno l’8% in Cina, primo mercato mondiale.

Dudenhöffer parla inoltre di un calo di -3% del mercato mondiale, dopo -6% l’anno scorso e -1% nel 2018, ossia 7,5 milioni di veicoli perduti dal picco del 2017, in un contesto di eccesso di capacità produttiva. Il costruttore francese Renault, fra agli altri, ha parlato di possibili chiusure di stabilimenti.

Ai rischi legati alla domanda, si aggiungono quelli relativi alla produzione, con timori di una penuria di componenti che potrebbe paralizzare le fabbriche europee dopo le interruzioni in Cina. Fiat Chrysler ha già prospettato questa ipotesi.

“Per ora, siamo riusciti a proteggere i nostri stabilimenti europei, che producono a pieno regime grazie all’ottimo portafoglio ordini in Europa”, ha rassicurato martedì il CEO di PSA (Peugeot, Citroën) Carlos Tavares.

Oliver Zipse, amministratore delegato di BMW, sottolinea che la durata della crisi sarà determinante: “siamo al sicuro per le prossime tre settimane. Poi, bisognerà vedere”.

“L’industria era già indebolita dal conflitto commerciale voluto dal presidente Trump; a questo si aggiunge ora il coronavirus, in un momento in cui l’elettrificazione dei veicoli richiede enormi investimenti. Uno solo di questi problemi farebbe già molto male. Ma noi li abbiamo tutti e tre, simultaneamente”, commenta preoccupato Ferdinand Dudenhöffer.

Xavier Mosquet, esperto di settore dello studio di consulenza strategica BCG, prevede inoltre “una congiuntura negativa a breve termine”, ma con gruppi finanziariamente piuttosto solidi. Secondo Mosquet, “la crisi è molto diversa da quella del  2009, più profonda e affrontata da gruppi in cattiva salute, dopo tre o quattro anni molto difficili”