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Guida autonoma? A volte è questione di vita o di morte

 - 26/11/2018

In un futuro non troppo lontano, in caso di incidente inevitabile, le auto senza conducente potrebbero dover scegliere il male minore: salvare i propri passeggeri o i pedoni. Ma secondo quali criteri di scelta?

Si tratta di una delle problematiche più spinose per i legislatori e i produttori di auto, man mano che ci avviciniamo a un futuro in cui le auto autonome riempiranno le nostre strade. Ma oggi un nuovo studio offre alcuni elementi di riflessione, sulla base di inchieste condotte su un campione di milioni di persone.

I responsabili dello studio hanno sviluppato un quiz online che propone diversi scenari, tutti di difficile risoluzione. Un’auto dovrebbe scegliere di risparmiare la vita di un giovane rispetto ad una persona più anziana? Dovrebbe tutelare una persona sana, a discapito di un infermo? È sempre preferibile salvare un maggior numero di vite?

Lo studio intendeva accertare se le persone interrogate, ovunque nel mondo, si sarebbero attenute ad alcuni criteri fondamentali.

“Abbiamo individuato tre principi essenziali, su cui gli intervistati sono più o meno d’accordo” ha dichiarato Jean-Francois Bonnefon, co-autore dello studio e professore presso la Scuola di Economia di Tolosa (Francia).

In un’intervista all’agenzia France Presse, il professore Bonnefon ha spiegato che i tre principi erano: “Proteggere la vita umana (rispetto agli animali), salvare il maggior numero di vite e dare la precedenza alla salvezza dei bambini”.

“Ma nonostante queste preferenze di massima, abbiamo riscontrato variazioni da un paese all’altro”.

Lo studio ha talvolta messo in evidenza sorprendenti differenze fra aree geografiche, come una “decisa preferenza per risparmiare la vita delle donne e... delle persone sane” in Francia e nelle aree esposte alla cultura francese, così come nei paesi dell’America Latina.

“Il fatto che ampie regioni del mondo mostrino una relativa comunanza di visione, suggerisce tuttavia che la nostra ricerca di un’etica consensuale per le macchine non è destinata al fallimento” conclude lo studio.

Il quiz in 10 lingue, battezzato “Moral Machine”, è stato messo online in giugno 2016, e lo studio appena pubblicato è basato sulle risposte ricevute nell’arco di 18 mesi.

Finora, più di due milioni di persone hanno risposto al test, che è ancora disponibile online.

Edmond Awad, “postdoctoral associate” del MIT e primo autore dello studio, ha precisato che i dati puntano ad aiutare i legislatori nelle loro scelte.

“Gli esperti non devono venire incontro agli interessi del pubblico, specialmente quando trovano queste preferenze problematiche” ha affermato. “Ma dovrebbero almeno essere coscienti della potenziale reazione del pubblico quando qualcosa va storto e le regolamentazioni sono ormai in vigore”.

Gli autori hanno riconosciuto che la decisione di utilizzare un quiz online per raggiungere il massimo numero di partecipanti implica che i loro i dati siano in qualche modo viziati: “Il nostro campione non è stato selezionato e non garantisce quindi un’esatta corrispondenza con il profilo socio-demografico di ogni paese”.

“Il fatto che il nostro campione non offra alcuna garanzia di rappresentatività significa che i legislatori non dovranno accettare i nostri dati come una testimonianza definitiva delle preferenze sociali”.

Resta inoltre legittimo chiedersi se i governi e le autorità di regolazione debbano sentirsi autorizzati a fissare per legge una gerarchia della vita umana.

Finora, pochi governi hanno tentato di codificare direttive che regolino la guida senza conducente, ma un esempio è già rappresentato dal rapporto pubblicato nel 2017 da una commissione tedesca che afferma esplicitamente come “sia severamente proibita qualsiasi distinzione basata su attributi personali (età, genere, costituzione fisica o mentale)”.

 

 

 

Photo Credit: metamorworks /iStock